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Lunedì 11 Dicembre 2017

Ultima’ora

Una proposta in 7 punti

di la redazione
16/11/2017

L’appuntamento decisivo è ora fissato a sabato 18 novembre a Palazzo Chigi. E’ questo l’esito della nuova tornata di incontri tra Governo e Sindacati del 13 novembre in cui l’Esecutivo ha “calato” sul tavolo una revisione migliorativa della proposta precedentemente presentata per “calmierare” in modo selettivo l’innalzamento automatico dell’età pensionabile dal 2019.

Nel progetto presentato, che se condiviso verrebbe inserito nella Legge di Bilancio, si prevedono poi altri profili di intervento (complessivamente i punti sono 7) che saranno ora esaminati dalle parti sociali prima del summit conclusivo. L’impegno finanziario stimato complessivamente è di 300 milioni di euro finanziato dal riutilizzo nel sistema previdenziale delle risorse non spese per l'Ape sociale e l'anticipo pensionistico per i lavoratori precoci.

Quali sono i diversi aspetti? Si parte dal “blocco” dell’aumento dell’età pensionabile per le 15 categorie di “lavori gravosi” già individuate con un requisito contributivo agevolato di 30 anni rispetto ai 36 in precedenza ipotizzati e la condizione di avere svolto tale professione almeno in 7 anni negli ultimi 10 prima dell'accesso alla pensione (invece che 6 anni negli ultimi 7 come era stato ipotizzato dal Governo la scorsa settimana).

Si prevede poi la costituzione di una commissione ad hoc formata da rappresentanti dell'Inps, dell'Inail, dell'Istat e dei Ministeri del Lavoro, dell’Economia e della Salute che avrebbe il compito di studiare la gravosità delle professioni. Verosimilmente potrebbe quindi ampliarsi il numero delle categorie esentate. Ulteriore profilo di intervento è la revisione del meccanismo di calcolo dell'aspettativa di vita sulla base della media e non delle differenze dei due anni “estremi” dell’intervallo di osservazione per determinare lo “scatto” del 2021. Si prevede ancora il riutilizzo delle risorse dell'Ape sociale e di quelle dei precoci nel 2018.

Si propone poi di “riprendere” la armonizzazione fiscale della prestazioni dei fondi pensione del pubblico impiego. Ultimo punto il miglioramento del fondo di integrazione salariale.


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