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Giovedì 19 Aprile 2018

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Pensions at a Glance

di la redazione
05/01/2018

Secondo il recente Pensions at a Glance 2017 dell’Ocse l’Italia ha una spesa elevata per la protezione sociale pubblica elevata rispetto al Pil, il 32 per cento del Pil, la quarta quota più alta (la media è del 22 per cento del Pil) e per le pensioni circa il 16,3 per cento del Pil (14 per cento in termini netti), inferiore solo al 17,4 per cento della Grecia, pari a quasi il doppio della media Ocse (8,2 per cento) e in aumento di quasi il 21 per cento rispetto al 2000.

Per effetto delle riforme, l’incidenza nel tempo è destinata ad attenuarsi, scendendo al 15,3 per cento nel 2020 e al 13,8 per cento nel 2060, ma restando sopra la media Ocse. Il tasso di contribuzione previdenziale, pari al 33 per cento, è il più alto dell'intera Ocse (media 18,4 per cento).

Con riferimento alla età pensionabile, nel 2016 si registra tra l’età di uscita per vecchiaia (66,7 anni) e quella media effettiva 4,4 anni di differenza, il divario più alto nell’area Ocse (la media Ocse è di 0,8 anni per gli uomini e di 0,2 anni per le donne) . Per quel che riguarda i giovani si stima che un 20enne che inizi a lavorare oggi ha una età di pensionamento nel nostro Paese di 71,2 anni dietro la Danimarca a 74 anni e prima dei 71 anni dell’Olanda. Con riferimento al tasso di sostituzione, cioè la percentuale di stipendio medio accumulato nel corso di una vita lavorativa che va a formare la pensione, nei 35 Paesi Ocse è attualmente del 63 per cento, mentre per l’ Italia sale al 93,2 per cento, contro un minimo del 29 per cento in Gran Bretagna e un massimo del 102 per cento in Turchia.


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