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Domenica 21 Gennaio 2018

Ultima’ora

Nel 2018 torna la perequazione delle pensioni

di la redazione
01/01/2018

Nel 2018 dopo due anni di stop, si riavvia la perequazione automatica, vale a dire il meccanismo che permette al trattamento pensionistico di essere rivalutato nel suo importo lordo secondo l’andamento delle dinamiche inflattive a cadenza annua. L’importo delle pensioni avrà allora un piccolo incremento.

Si applicherà in particolare lo schema introdotto dalla legge 147/2013 dal 1° gennaio 2014 e prorogato dal governo Letta sino al 31 dicembre 2018 che ha ridotto rispetto al passato l'indicizzazione al costo della vita per le pensioni di importo medio-alto. Più nello specifico l’ adeguamento delle pensioni è fino a tre volte il minimo INPS pari al 100 per cento del tasso d'inflazione, al 95 per cento per le pensioni tra 3 e 4 volte il minimo, tra 4 e 5 volte il minimo, indicizzazione pensioni al 75 per cento dell'inflazione, tra 5 e 6 volte il minimo si scende al 50 per cento, oltre 6 volte il minimo, la perequazione è al 45 per cento.

La misura dell’aumento è stata recentemente stabilita dal decreto del Ministero dell’Economia del 20 novembre pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale n.280/2017 che ha fissato il tasso di variazione provvisorio da applicare il prossimo anno e contemporaneamente ha fornito quello definitivo per quest’anno, che è pari a zero. L’indice Istat utilizzato, in virtù dell’art.11 del decreto legislativo 503/1992, è quello relativo ai prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi) al netto dei tabacchi.

Nel caso specifico è stata individuata in misura pari al +1,1 per cento la percentuale di riferimento che si applicherà in via provvisoria da gennaio, come conseguenza della variazione dell’inflazione stimata nel 2017. Si avrà allora un aumento sia sugli assegni “ordinari” in pagamento che sull'importo del trattamento minimo che passerà dagli attuali 501,89 a 507,41 euro al mese, l'assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni privi di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini (legge n. 335/1995) in sostituzione della «vecchia» pensione sociale che sale da 448,07 a 453 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora prevista per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge 373 euro al mese.


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