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Martedì 21 Novembre 2017

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L’innalzamento dell’aliquota sulle rendite finanziarie penalizza le Casse di previdenza

di Carlo Giuro
14/05/2014

Con il decreto Irpef si producono effetti divergenti sul risparmio previdenziali. L’innalzamento infatti della tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26 per cento dal prossimo 1 luglio esalta da un lato il vantaggio competitivo dei fondi pensione e dei pip rispetto alle altre soluzioni di risparmio.

Determina però anche un aggravio fiscale sugli investimenti operati dalle Casse di previdenza, asset peraltro di particolare consistenza dimensionale.

Analizzando i dati presentati dalla Covip in una recente audizione parlamentare le attività totali detenute dagli Enti previdenziali privati e privatizzati ammontavano, a fine 2012 (per il 2013 le Casse hanno dovuto trasmettere i dati aggiornati sui propri investimenti e sul patrimonio entro lo scorso 5 maggio) a oltre 61 miliardi; di questi circa 58 miliardi sono detenuti dal gruppo di Enti di cui al Decreto 509/1994 (le Casse per dir così “tradizionali”), un ammontare di attività pari, a valori di mercato, al 95 per cento di quelle facenti capo al complessivo sistema degli enti in questione.

A circa 3 miliardi ammontano le attività detenute dagli enti di cui al Decreto 103/1996 (le Casse delle nuove professioni cioè).


Il regime fiscale delle Casse: è importante allora ripercorrere quale sia il regime tributario previsto per gli iscritti alle Casse di previdenza. I contributi versati dall’iscritto sono deducibili fiscalmente in maniera integrale (giova rammentare che i contributi versati a fondi pensione/pip sono ugualmente deducibili ma con un limite annuo di 5164,57 euro).

I rendimenti mobiliari (esclusi i dividendi e le commissioni retrocesse) vengono tassati poi al momento della loro maturazione con tassazione al 20 per cento fino al 30 giugno; sono invece assoggettati ad aliquota del 12,5 per cento i redditi su titoli del debito pubblico ed equiparati (a fine 2012 le Casse detenevano una quota di titoli di Stato pari a circa 9 miliardi di euro corrispondente a quasi il 15 per cento del portafoglio complessivo).

Dal 1 luglio, le plusvalenze e i redditi di capitale relativi a tale categoria di titoli saranno invece tassati nella misura del 26 per cento del loro ammontare. Per quanto riguarda invece i rendimenti mobiliari derivanti da dividendi e commissioni retrocesse e i rendimenti del patrimonio immobiliare sotto forma di canoni di locazione, l’Ente previdenziale viene assoggettato ad imposta sui redditi delle società (IRES).

A differenza poi dei fondi pensione/pip in cui le prestazioni sono soggette ad imposta sostitutiva del 15 per cento che si riduce dello 0,30 per ogni anno di durata superiore al quindicesimo fino ad un minimo del 9 per cento, le prestazioni previdenziali erogate dalle Casse sono soggette a tassazione Irpef.

Il rischio di doppia imposizione: l’Adepp (l’Associazione delle Casse di previdenza) ha più volte paventato il rischio di doppia imposizione. Per quel che riguarda infatti la base imponibile delle prestazioni è costituita infatti dal valore al lordo dei rendimenti conseguiti dall’Ente previdenziale e già precedentemente tassati. La soluzione auspicata è allora quella di assoggettare a tassazione la prestazione pensionistica al netto del rendimento conseguito, come avviene invece per i fondi pensione complementari.



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