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Lunedì 11 Dicembre 2017

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Le sospensioni contributive

di la redazione
02/08/2017

La contribuzione rappresenta la linfa di funzionamento della posizione dell’aderente ad un fondo pensione e ne determina, unitamente ai rendimenti ed ai costi, l’entità della prestazione finale. Qual è il livello medio di contribuzione nel nostro sistema?

Attingendo alla Relazione annuale della Covip e partendo dai fondi pensione negoziali, il contributo annuo pro capite dei lavoratori dipendenti calcolato escludendo gli iscritti non versanti, è pari a 2.040 euro annui.

La contribuzione media nei fondi pensione aperti è stata di 2.300 euro (sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente). La contribuzione è più alta per i lavoratori dipendenti (2.500 euro) rispetto a quella dei lavoratori autonomi (1.980 euro). Con riferimento ai pip aumenta lievemente il contributo medio degli iscritti versanti, attestandosi a 1.870 euro.

Per i lavoratori dipendenti il contributo medio è stato di 1.810 euro mentre quello dei lavoratori autonomi, pari a 1.980 euro, è risultato in calo. Altro profilo di particolare delicatezza è poi quello delle sospensioni contributive, fenomeno in crescita anche per effetto della crisi economica. Nel corso del 2016, su circa 1,97 milioni di posizioni non sono stati effettuati versamenti contributivi, 225.000 in più rispetto al 2015; calcolata sugli iscritti totali, la percentuale complessiva di non versanti sale dal 24,2 al 25,3 per cento.

Il fenomeno risulta stabilmente più diffuso tra i lavoratori autonomi (circa il 42 per cento di non versanti) che tra i lavoratori dipendenti (il 19 per cento).

Per tipologia di forma pensionistica, le sospensioni contributive hanno interessato per 1,355 milioni fondi aperti e PIP “nuovi” (due terzi del totale), registrando un aumento di 115.000 unità nel corso del 2016; in particolare, si sono attestate a 485.000 nei fondi aperti e 870.000 nei PIP. Per tali forme di mercato, il numero di non versanti dipende innanzitutto dal mancato riconoscimento agli aderenti su base individuale della facoltà di riscatto della posizione in caso di dimissioni o licenziamento, prevista invece per le forme collettive.

Inoltre, sottolinea la Autorità di Vigilanza, in tali forme il numero di non versanti può dipendere anche dalla prassi, seguita da alcune compagnie che gestiscono PIP, di istituire nuovi piani pensionistici sui quali far confluire i nuovi versamenti di iscritti che mantengono una posizione aperta, ma non alimentata, su un vecchio prodotto della stessa compagnia nel frattempo chiuso al collocamento. Nelle forme ad adesione collettiva, le interruzioni contributive sono invece meno diffuse; circa 332.000 aderenti ai fondi negoziali (13 per cento del totale) e 114.000 ai fondi preesistenti (17 per cento del totale, inclusi i cosiddetti differiti, ossia gli iscritti che sono in attesa di maturare i requisiti pensionistici previsti dal regime obbligatorio).


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