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Lunedì 18 Giugno 2018

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Le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale sul bonus Poletti

di la redazione
29/12/2017

E’ stata di recente depositata la sentenza della Consulta sulla legittimità del bonus Poletti il cui dispositivo era stato reso noto il 25 ottobre. La Corte, in estrema sintesi ha ritenuto legittima la misura valutando che il legislatore ha realizzato un bilanciamento non irragionevole degli interessi coinvolti, quello dei pensionati a preservare il potere di acquisto delle proprie pensioni con le esigenze finanziarie e di equilibrio di bilancio dello Stato.

Si stima infatti che una integrale applicazione della sentenza n.70 del 2015 avrebbe comportato un notevole impatto nei conti pubblici derivante dall’ aumento permanente della pensione, pari alla rivalutazione che sarebbe maturata nel biennio 2012‐13 e da un effetto indiretto (di trascinamento), dovuto al fatto che la rivalutazione relativa agli anni successivi sarebbe stata applicata a una base più elevata. Il ragionamento di fondo è che il decreto legge n. 65 del sulla perequazione delle pensioni non è una «mera riproduzione» del Dl 201 del 2011 (decreto Salva - Italia) perché ha introdotto una disciplina «nuova» e «diversa», ancorché temporanea, della rivalutazione automatica delle pensioni per gli anni 2012 e 2013.

L’opinione espressa non si configura alcuna violazione del giudicato costituzionale dal momento che si riconosce la rivalutazione in misura proporzionale decrescente anche alle pensioni, in precedenza invece escluse, comprese tra quelle superiori a 3 volte il trattamento minimo Inps e quelle fino a 6 volte lo stesso trattamento. Non è poi un sacrificio non proporzionato rispetto alle esigenze di interesse generale il blocco della perequazione per 2 soli anni e il conseguente “trascinamento” dello stesso agli anni successivi. Si ribadisce ancora come debba essere salvaguardata la garanzia di un reddito che non comprima le esigenze di vita cui era precedentemente commisurata la prestazione previdenziale , indirizzo che deve essere percorso dal legislatore muovendosi bilanciando, secondo criteri non irragionevoli, i valori e gli interessi costituzionali coinvolti. Viene ancora ritenuto meritorio l’avere fornito da parte del legislatore una adeguata motivazione al decreto con riferimento ai risparmi di spesa accertati su dato oggettivi e alle esigenze finanziarie.


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