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Lunedì 23 Ottobre 2017

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Il regime degli investimenti qualificati

di la redazione
13/06/2017

La nuova disciplina degli investimenti qualificati ha la finalità di orientare le risorse finanziarie verso la economia reale, con vincolo di lungo periodo, superando il precedente meccanismo del credito di imposta, che si è rivelato di difficile attuazione.

In particolare per le forme di previdenza è previsto un regime di esenzione per i rendimenti derivanti dalle attività finanziarie nelle quali è stato effettuato l’investimento, con il rispetto di alcune condizioni.

In primo luogo l’investimento deve essere destinato ad una o più di attività finanziarie “qualificate” rappresentate da azioni o quote emessi da imprese residenti in Italia o in Stati UE o SEE (purché operanti in Italia per il tramite di una stabile organizzazione) e quote o azioni di OICR residenti in Italia o in Stati UE o SEE.

L’investimento “qualificato” non può eccedere un tetto massimo rappresentato dal 5 per cento dell’attivo patrimoniale, quale risultante dal rendiconto dell’esercizio precedente. Terza condizione è rappresentata poi da un periodo di detenzione non inferiore a 5 anni. In caso di cessione dell’attività finanziaria “qualificata” prima del quinquennio è prevista la ripresa a tassazione (c.d. recapture) del beneficio fiscale sino a quel momento conseguito limitatamente alle imposte e agli interessi, senza applicazione di sanzioni. In caso di rimborso o scadenza delle attività finanziarie “agevolate”, il regime di esenzione dei rendimenti è mantenuto a condizione che entro 90 giorni dal rimborso delle somme le stesse vengano reinvestite in (altri) strumenti finanziari “agevolati”.

La disciplina è stata poi integrata dal dl 50/2017 (cd. manovra anticrisi) . Così come evidenzia Assogestioni in un approfondimento specifico sul proprio sito nel comma 94 è stato eliminato il riferimento alle “partecipazioni qualificate di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”. Come posto in luce nella stessa relazione illustrativa, tale modifica trova giustificazione nella circostanza che, ai sensi della normativa di settore, le forme di previdenza complementare, di fatto, non possono detenere partecipazioni qualificate, così come definite dal citato art. 67, comma 1, lett. c), del TUIR.

Con tale modifica si consente, pertanto, alle forme pensionistiche di evitare un aggravio dei costi amministrativi che sarebbero scaturiti dall’applicazione di tale previsione normativa. Come precisato poi nella relazione illustrativa, al fine di beneficiare dell’agevolazione fiscale, le forme pensionistiche complementari devono comunicare, mediante apposita dichiarazione, ai soggetti che intervengono nel pagamento dei proventi “esenti” che gli stessi derivano da investimenti qualificati nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa in commento. Detta comunicazione è quindi necessaria per consentire ai soggetti che intervengono nel pagamento dei redditi “esenti” di corrisponderli ai beneficiari senza l’applicazione di ritenute e imposte sostitutive.

Si puntualizza ancora che i soggetti beneficiari del regime di esenzione devono tenere “separata evidenza” delle somme destinate agli investimenti qualificati, al fine di poter individuare quali sono gli strumenti finanziari oggetto di investimento che hanno diritto all’agevolazione fiscale. In linea poi con l’impostazione adottata per i pir, si chiarisce il regime fiscale applicabile alle minusvalenze e alle perdite relative agli strumenti finanziari oggetto di investimento qualificato, riconoscendo loro piena rilevanza fiscale.

Le minusvalenze e le perdite, infatti, possono essere portate in deduzione dalle plusvalenze o altri proventi realizzati nelle successive operazioni poste in essere nello stesso periodo di imposta o nei successivi, ma non oltre il quarto. Le minusvalenze e le perdite maturate o realizzate dalle forme di previdenza complementare concorrono invece alla formazione del risultato di gestione da assoggettare ad imposta sostitutiva ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. 252/05.


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