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Lunedì 23 Ottobre 2017

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Il costo totale dell’investimento in fondi comuni

di la redazione
06/10/2017

Un interessante Paper della Banca d’Italia analizza la onerosità dei fondi comuni. La stima del costo, viene sottolineato, è generalmente effettuata tenendo conto solo degli oneri che gravano sul fondo e che sono sostenuti indirettamente dai sottoscrittori.

Questi oneri, denominati Total Expense Ratio (TER), includono le commissioni di gestione e di incentivo, la remunerazione della banca depositaria e gli altri oneri residuali, componenti che vengono periodicamente decurtate dal valore delle quote del fondo comune.

La valutazione della convenienza dell’investimento nei fondi comuni , si evidenzia, richiede tuttavia di considerare anche i costi direttamente sostenuti dall’investitore. Questi comprendono sia le commissioni di ingresso pagate al momento dell’acquisto delle quote, sia quelle di uscita pagate al momento del riscatto; le prime di solito decrescono all’aumentare dell’entità dell’investimento, mentre le seconde diminuiscono a fronte di periodi prolungati di permanenza nel fondo.

La stima del costo complessivo per il sottoscrittore di un fondo comune aperto, denominato Total Shareholder Cost (TSC), risulta particolarmente rilevante a seguito della recente forte crescita della raccolta dei fondi a scadenza, che sono caratterizzati da una struttura delle commissioni in cui gli oneri di rimborso sono particolarmente elevati nel caso di vendita delle quote prima della scadenza. Tra il 2013 e il 2015 oltre il 40 per cento della raccolta lorda realizzata dai fondi comuni aperti era riconducibile ai fondi a scadenza; la diffusione di questi fondi riflette anche la loro maggiore convenienza per le reti distributive rispetto ad altri strumenti finanziari (polizze assicurative, titoli strutturati, obbligazioni), in quanto il pagamento delle commissioni alla rete distributiva avviene interamente al momento della sottoscrizione delle quote. Le stime ottenute sulla base dei dati di bilancio delle SGR mostrano come nel periodo 2006- 2016 il TSC sia stato in media pari all’1,58 per cento del patrimonio complessivo dei fondi (1,74 per cento a fine 2016).

L’incidenza dei costi direttamente pagati dal risparmiatore è aumentata in coincidenza con la crescente diffusione dei fondi a scadenza: dal 2013 essi pesano per oltre il 10 per cento sul totale delle commissioni. Se si sottraggono i costi direttamente e indirettamente sostenuti dagli investitori il rendimento si riduce dal 3,5 al 2 per cento nella media del periodo 2006-2016. Evidenze preliminari prodotte utilizzando la stima della componente del TSC direttamente pagata dai risparmiatori mostrano come la presenza di commissioni di sottoscrizione e vendita possa ridurre l’elasticità della raccolta e dei rimborsi lordi rispetto ai rendimenti, costituendo un possibile elemento stabilizzatore della raccolta dei fondi in momenti di volatilità dei mercati finanziari.


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