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Giovedì 19 Aprile 2018

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I pir

di la redazione
02/01/2018

I piani individuali di risparmio a lungo termine (PIR) sono stati introdotti dalla legge di bilancio per il 2017 (L. 232/2016) con l’obiettivo di favorire, attraverso agevolazioni fiscali, l’investimento dei risparmiatori in strumenti finanziari emessi da imprese italiane.

L’agevolazione fiscale consiste nell’esenzione totale sia dalla tassazione dei redditi derivanti dagli investimenti effettuati nei PIR, sia dall’imposta di successione: possono beneficiarne le persone fisiche residenti, relativamente agli investimenti effettuati al di fuori dell’esercizio di impresa.

Ciascuna persona fisica può essere titolare di un solo piano di risparmio in cui può investire non più di 30.000 euro all’anno, entro un limite complessivo di 150.000 euro.

Al fine di ottenere i benefici fiscali, gli strumenti finanziari inclusi nei piani di investimento a lungo termine devono essere detenuti dai risparmiatori per almeno cinque anni; questo dovrebbe scoraggiare finalità speculative e garantire un regolare afflusso di fondi alle imprese emittenti. I PIR possono essere attivati attraverso l’investimento in fondi comuni, gestioni patrimoniali, contratti di assicurazione o depositi titoli soggetti a vincoli sulla composizione del portafoglio.

Almeno il 70 per cento del valore complessivo degli attivi detenuti nel piano di risparmio deve essere investito in strumenti finanziari, anche non quotati, emessi da imprese non immobiliari
residenti in Italia, oppure in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo aventi stabile organizzazione in Italia. Di questo 70 per cento, almeno il 30 deve essere investito in prodotti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB della borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. Il patrimonio del PIR e soggetto a limiti alla concentrazione degli investimenti su singoli debitori.

Ad oggi i piani di investimento a lungo termine sono attuati soprattutto mediante la sottoscrizione di quote di fondi comuni. Nei primi nove mesi del 2017 i fondi di diritto italiano che rispettano i vincoli di investimento stabiliti dalla normativa sui PIR (44 alla fine del periodo, di cui 29 avviati successivamente alla legge istitutiva) hanno raccolto risorse per quasi 7 miliardi, oltre la metà della raccolta totale dei fondi aperti italiani.


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