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Lunedì 23 Ottobre 2017

Ultima’ora

Cresce il risparmio previdenziale

di la redazione
15/09/2017

Dalla Indagine sul risparmio presentata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi emerge un clima di rinnovata fiducia del risparmiatore sulla uscita dalla crisi.

Cresce di ben 10 punti, dall’82 al 92 per cento, della quota di intervistati che nel 2017 è stato finanziariamente indipendente. La percentuale è ai massimi e sottolinea la ripresa del controllo delle famiglie sulla possibilità di spesa. Un salto di qualità è anche nella tipologia di redditi che sono prodotti.

C’è un ritorno dei redditi da lavoro, che rappresentano nel 58 per cento dei casi la prima fonte di reddito degli intervistati, contro percentuali che negli anni peggiori della crisi erano scese sotto la metà. Le famiglie in grado di risparmiare crescono dal 40 al 43,4 per cento.

I risparmiatori non intenzionali sono coloro che sono riusciti a mantenere il controllo del bilancio famigliare, sicché alla fine dell’anno si sono trovati ad aver speso meno di quanto avessero incassato.

Le famiglie stanno tornando quindi a progettare ed è coerente con l’aumento della propensione media al risparmio, dal 9,6 all’11,8 per cento del reddito. L’analisi delle motivazioni al risparmio dei risparmiatori intenzionali mostra i motivi precauzionali prevalenti. Il risparmio precauzionale è particolarmente presente nella fascia di età più giovane ed è probabilmente riconducibile a una persistente incertezza sul futuro. Il risparmio per la casa (ristrutturazione o acquisto), dopo aver perso nel 2015 e nel 2016, torna quest’anno a superare il 16 per cento ed è particolarmente diffuso nelle fasce d’età fra 35 e 54 anni.

Sale, benché lentamente, l‘intenzione di risparmiare per la vecchiaia, passata dal 14,1 al 20,7 per cento; il 17 per cento degli intervistati occupati ha sottoscritto una forma di investimento previdenziale integrativo (+6 per cento). Ciò si associa a un miglioramento dal 6,7 al 19,1 per cento del saldo netto del campione che giudica sufficienti o non sufficienti le entrate di cui disporrà al momento di andare in pensione. Inoltre, le prestazioni pensionistiche future sono percepite piuttosto correttamente.

Emerge, in ogni caso, una preferenza per una flessibilità verso il basso dell’età di pensionamento, anche a costo di compensarla con un minore assegno mensile di 108 euro. La “sicurezza” del capitale è poi ancora la priorità degli investimenti. La mette al primo posto il 61,9 per cento degli intervistati. La più votata caratteristica al secondo posto, invece, è la liquidità (36,8 per cento). Seguono a distanza la cedola (rendimento di breve termine) e l’aumento del valore del capitale (rendimento di lungo termine).

Questo profilo di rischio, decisamente piuttosto difensivo, è una cicatrice naturale della crisi del reddito. Nonostante questo, migliora l’attitudine ad aspettare, per vedere un rendimento. Passa dal 32,7 per cento al 37 per cento la quota degli intervistati disponibile ad attendere tre o più anni prima di tirare le somme su un investimento. Una parziale anomalia è che, soprattutto di questi tempi, la sicurezza andrebbe cercata nella diversificazione e non in strumenti “intrinsecamente sicuri”, difficili da individuare.

Eppure, oltre la metà dei risparmiatori (52,1 per cento) dichiara di non avere alcuna diversificazione, con oltre i due terzi della propria ricchezza finanziaria impiegata nella stessa forma di investimento. Solo il 5,1 percento del campione dichiara un alto grado di diversificazione e non dedica ad alcuna forma di investimento più di un decimo dei propri risparmi.


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