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Lunedì 25 Settembre 2017

Ultima’ora

Allungamento della vita lavorativa e mercato del lavoro

di la redazione
26/06/2017

Nel lungo periodo l’innalzamento dei requisiti pensionistici, prolungando la partecipazione al mercato del lavoro, tende ad avere effetti espansivi sul prodotto.

Lo sottolinea un interessante approfondimento condotto dalla Banca d’Italia nella propria Relazione annuale.

Nel breve periodo un aumento dell’età pensionabile potrebbe ripercuotersi negativamente sulle prospettive occupazionali dei più giovani se questi ultimi svolgono mansioni simili a quelle dei lavoratori più anziani; l’effetto può tuttavia essere positivo se svolgono ruoli diversi e complementari.

Secondo analisi Bankitalia non vi è evidenza di un nesso negativo, nemmeno nel breve periodo, tra il prolungamento della vita lavorativa degli anziani e l’occupazione dei giovani; piuttosto i due fenomeni appaiono complementari.

Utilizzando i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat per il periodo 2004-2016, l’analisi empirica evidenzia che, controllando per le condizioni cicliche a livello di macroarea geografica e per le caratteristiche di ciascuna provincia nella media del periodo, le variazioni dei tassi di occupazione provinciali dei lavoratori più anziani (55-69 anni) e quelle dei più giovani (15-34 anni) non mostrano una correlazione negativa, bensì lievemente positiva. Pur se associato a un aumento dell’occupazione giovanile a livello aggregato, l’allungamento della vita lavorativa dei più anziani potrebbe aver reindirizzato alcuni giovani verso settori o imprese diversi nell’ambito della stessa provincia.

Tale ipotesi è stata verificata attraverso un campione rappresentativo di imprese con almeno 20 addetti tratto dagli archivi dell’INPS per il periodo 2008-2015, con lo scopo di valutare se la maggiore permanenza nell’impresa dei lavoratori con almeno 55 anni, determinata da cambiamenti nelle regole pensionistiche, abbia modificato assunzioni, flussi in uscita e salari dei lavoratori delle altre fasce di età nell’ambito della stessa azienda. All’aumento dei lavoratori più anziani è corrisposto l’incremento di quelli più giovani, a supporto dell’ipotesi di complementarità tra le due classi di età.

Tali risultati sono validi sia considerando tutti i diversi interventi pensionistici che si sono susseguiti nel periodo, sia limitando l’analisi agli effetti della sola riforma Fornero; nel campione analizzato quest’ultima ha comportato nel breve periodo un incremento dell’occupazione di quattro decimi tra le persone oltre i 55 anni e di circa un decimo tra i più giovani. Vi è infine evidenza che l’aumento dell’offerta di lavoro degli individui più anziani abbia determinato una leggera riduzione del loro salario.


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